Un buon rapporto tra impresa e lavoratore fa bene all’impresa e al lavoratore, soprattutto se la prima si rende disponibile a premiare l’impegno del secondo. Il guadagno si traduce nella maggiore efficienza del dipendente e in una maggiore competitività dell’impresa sul mercato. Non solo: chi, meglio di un lavoratore, può indicare al datore le modalità per apportare innovazione e riduzione dei costi di produzione?

I premi di produzione, in questo senso, sono lo strumento privilegiato con cui le aziende cercano di massimizzare produttività e dedizione del proprio capitale umano. Proprio in questi giorni, ad esempio, i dipendenti italiani di Stellantis – la multinazionale dell’auto nata dalla fusione tra i gruppi Psa e Fiat Chrysler Automobiles – riceveranno un premio di poco inferiore al 6% della retribuzione di riferimento, che corrisponde a circa 1.370 euro medi, mentre quelli di Ferrari attendono un riconoscimento per l’efficienza di 7.500 euro lordi.

I premi produzione – o di risultato, che dir si voglia – sono inoltre soggetti a una specifica detassazione e possono anche essere convertiti in piani di welfare. Ma come funzionano?

Premi di produzione, cosa sono e come funzionano

I premi produzione sono degli incentivi che le imprese offrono ai propri dipendenti come
bonus aziendali per aumentare la quantità e la qualità del lavoro. Consistono in una retribuzione aggiuntiva che un datore di lavoro può corrispondere ai lavoratori dipendenti in caso di aumenti di:

  • produzione
  • redditività
  • qualità
  • efficienza
  • innovazione

Per quanto riguarda l’importo dei premi, questo varia in base all’incremento realizzato.

Ad esempio, i premi possono riferirsi al numero di unità prodotte, all’introduzione di metodi efficienti o che hanno l’obiettivo di abbattere i costi di produzione. Gli obiettivi da raggiungere, come anche l’entità del premio vengono concordati in anticipo a livello:

  • INDIVIDUALE. Tra datore e lavoratore
  • AZIENDALE. Tra datore e sindacati
  • TERRITORIALE. Tra rappresentati dei datori e sindacati

Premi produzione: a quale tassazione sono soggetti?

I premi di produzione sono soggetti a una tassazione specifica e godono di alcuni benefici fiscali. Se sono previsti da contratti collettivi aziendali o da contratti territoriali di settore la tassazione è ridotta al 10% per i premi fino a 3.000 euro solo se il dipendente ha un reddito inferiore a 80.000 euro. In caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori – strumento realizzato mediante schemi organizzativi che permettono di coinvolgere in modo diretto e attivo i lavoratori nei processi di innovazione e miglioramento delle prestazioni aziendali – tale limite è aumentato a 4.000 euro ( per i contratti stipulati prima del 24 aprile 2017.)

È il DL n. 50/2017 ad aver sostituito l’aumento dell’importo ammesso alla detassazione con un’agevolazione di natura contributiva. Così, per i contratti stipulati dopo il 24 aprile 2017 è prevista la decontribuzione di una parte del premio erogato.

L’agevolazione contributiva sui premi di risultato prevede che il datore di lavoro può ridurre i contributi a proprio carico del 20% per una quota di premio di risultato non superiore ad 800 euro, e che il lavoratore non versi su tale importo i contributi a proprio carico.

Più nello specifico, per quanto riguarda la decontribuzione prevista per la quota dei premi di risultato non superiore a 800 euro sono previste sia una riduzione del 20% dell’aliquota contributiva IVS ( invalidità, vecchiaia e superstiti) a carico del datore di lavoro che l’esclusione di ogni contribuzione a carico del dipendente.

Ad ogni modo, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni fiscali sui premi di produttività non è automatica, ma sottoposta a determinati adempimenti di cui il più importante è il deposito del contratto o dell’accordo aziendale presso l’ITL (Ispettorato territoriale del lavoro) o DTL (Direzione territoriale del lavoro), entro il termine di 30 giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso. Inoltre, la possibilità di beneficiare della detassazione si applica nel caso in cui il raggiungimento dell’obiettivo di incremento fissato dal contratto avvenga successivamente alla stipula dello stesso.

L’Agenzia delle Entrate è intervenuta per specificare che il risultato conseguito dall’azienda e che giustifica l’erogazione del premio e l’applicazione dell’imposta sostitutiva agevolata debba essere misurabile rispetto ad un risultato antecedente.

L’erogazione dei premi di produzione può avvenire anche nella forma di benefit di welfare aziendale. L’azienda può convertire il premio in servizi che non sono considerati redditi e che pertanto sono esenti a livello contributivo e fiscale. In sostanza, l’azienda può convertire il premio in servizi che non sono considerati redditi e che pertanto sono esenti sia dal punto di vista contributivo che fiscale. È stata la Legge di Stabilità del 2016 ad aver introdotto la possibilità di avere accesso ad importanti sgravi fiscali e contributivi (sia per l’impresa, sia per il lavoratore) nel caso in cui il premio di risultato aziendale sia convertito – su libera scelta del dipendente – in tutto o in parte in welfare.

Attraverso questi strumenti di incentivazione si è tentato di favorire la diffusione di meccanismi di coinvolgimento paritetico all’interno delle aziende italiane, ma il risultato è che solo alcune grandi imprese sono in grado di garantire un importo premiale superiore ai 3.000 euro, mentre le piccole e medie imprese, oltre alle startup, hanno difficoltà ad offrire premi di risultato così elevati.

 

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