Vivere liberi dall’ansia: cos’è la “Lying flat Culture”, il movimento culturale nato in Cina che dice basta a superlavoro, sacrificio personale e competizione sfrenata

Tutto inizia con un uomo di 31 anni, Luo Huazhong, che un bel giorno decide di lasciare il suo impiego da operaio e di iniziare a viaggiare in bicicletta a zonzo per la Cina, vivendo di lavori saltuari.

Un giorno Luo pubblica un post sul suo blog, una foto che lo ritrae sdraiato sul letto con una didascalia che recita “Mi sembra non ci sia nulla che non va“. Il post è intitolato “Lying Flat Is Justice” (“Sdraiarsi è Giustizia”) e, diventato in poco tempo virale, ha dato vita ad un vero e proprio movimento contro la cultura dominante in Cina del superlavoro, della competizione sfrenata e del sacrificio personale.

Contattato dal New York Times, Luo ha spiegato meglio il senso del suo messaggio e di quel termine, “sdraiarsi”: “Quando dico sdraiato, non intendo non fare nulla ogni giorno. Stare sdraiati è uno stato mentale, sentire che alla fine molte cose che facciamo non sono degne della nostra attenzione ed energia”Il post sul blog di Luo è stato rimosso dalla censura governativa che, ovviamente, non ha affatto apprezzato. Anzi, oggi i vertici del Paese stanno osteggiando questo movimento che è apparso subito come una critica alla politica del presidente cinese Xi Jinping e di alcuni colossi della tecnologia (come la nota Alibaba di Jack Ma) e alle logiche ultra-consumistiche di una società in cui rimangono le stesse disuguaglianze di sempre, le persone vengono sfruttate e non si raggiunge un effettivo progresso.

Lying flat culture, il manifesto anti-sistema di Millennials e Generazione Z

La “Lying Flat Culture” (o tang ping, in cinese) si è particolarmente diffusa soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z: si tratta di una sorta di grido di protesta contro la cultura del “super-lavoro” delle aziende che spinge ad una serrata competizione, al sacrificio personale e alla rinuncia dei propri bisogni per accontentare il sistema e le sue esigenze.

Dai presupposti di questa cultura ha preso piede un vero e proprio movimento “lying”, che invita i giovani lavoratori e professionisti, compresi quelli della classe media (vero motore del boom tanto voluto da Xi Jinping), a rinunciare alla lotta per il successo sul posto di lavoro e a rifiutare l’obiettivo della massima soddisfazione dei consumatori.

La Lying Flat Culture spinge infatti i lavoratori a liberarsi dalla frenesia del lavoro in una società il cui paradigma è “produrre, produrre, produrre” e in cui la concorrenza è implacabile, soprattutto per quanto riguarda il settore tecnologico (e soprattutto in Cina). Secondo il South China Morning Post, per la leadership cinese questo movimento di resistenza passiva alla spinta nazionale allo sviluppo è una tendenza preoccupante: sia il governo che i media statali lo definiscono “vergognoso” e la discussione online sul movimento viene censurata (come tante altre discussioni, purtroppo).

Il governo e il partito vogliono una giovane generazione di lavoratori patriottici e ultraproduttivi, ma molti giovani cinesi oggi rifiutano questi appelli del Partito Comunista e dei colossi big tech alla ” lotta continua” e instancabile che vuole un esercito di lavoratori “al servizio” dell’ascesa globale della Cina. Un’ascesa che, secondo il movimento, non si tradurrebbe in vero progresso.

“Lying Flat” significa letteralmente “stare sdraiati” e si riferisce al “fare il minimo indispensabile” per la propria sopravvivenza: un atteggiamento che diventa il simbolo di questa controcultura che si oppone a quella dominante nel Paese (studia, lavora, fai figli, lavora). La Lying Flat Culture è quindi una sorta di manifesto contro il governo e il Partito Comunista che ne detta la linea e che vuole una società che abbia come obiettivo personale quello della crescita economica della Cina e del suo successo commerciale. “Le persone si sono rese conto che il miglioramento materiale non è più l’unica e più importante fonte di significato nella vita“, ha spiegato Xiang Biao, professore di antropologia sociale all’Università di Oxford che osserva e studia la società cinese. Biao ha definito la cultura del “tangping” (sdraiarsi, in cinese) un vero punto di svolta per la Cina e con cui Pechino sta già facendo i conti.

Anche se il governo sta tentando di reprimere questo movimento, dovrà in ogni caso fare i conti con i costi sociali di una concorrenza sfrenata in un contesto dove i rendimenti diventano decrescenti.

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