Tra le tante sfide poste dall’innovazione tecnologica, c’è quella al mercato del lavoro. Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e della digitalizzazione, sempre più professioni potrebbero diventare obsolete. Ma quali sono, nello specifico, i lavori che scompariranno?

La trasformazione non riguarderebbe soltanto i mestieri di nicchia, ma anche i ruoli che fino a oggi sono stati punti di riferimento per la vita socio-economica di ciascuno di noi. In un mondo che cambia, accanto alla creazione di nuovi impieghi, ciò con cui dovremo confrontarci sarà l’esigenza di garantire alle figure lavorative in declino una solida formazione e riqualificazione professionale. Ma chi, di preciso, sarà maggiormente coinvolto?

Come cambierà il mercato del lavoro?

Sia chiaro, il futuro non è scritto. Non lo è neppure il “destino” di certe professioni. Tuttavia, alcune analisi ci consentono di tracciare il possibile scenario del mercato del lavoro nei prossimi anni. Una di queste è contenuta nel report Future of jobs, pubblicato dal World Economic Forum (WEF) lo scorso ottobre.

Già dal 2025, 85 milioni di posti di lavoro potrebbero scomparire, mentre potrebbero crearsi 97 milioni di nuove occupazioni. Molto dipende da come si configurerà la divisione dei ruoli tra persone, macchine e algoritmi. A questo proposito, il quadro prospettato dalle 15 industrie e dalle 26 economie prese in esame nel report non lascia dubbi. Tra il 2020 e il 2025, la quota di compiti assegnati alle macchine aumenterebbe del 10%, a scapito di quella svolta dagli esseri umani.

La percentuale riguarderebbe soprattutto l’ambito dell’informazione e del trattamento dei dati, ma toccherebbe anche l’amministrazione, le attività manuali e i processi decisionali e manageriali. Nulla di cui stupirsi. L’intelligenza artificiale consente proprio di progettare sistemi che dotano un software o un robot di caratteristiche umane, quali la capacità di svolgere una funzione senza essere diretti dall’esterno e quella di migliorare le proprie prestazioni imparando dall’esperienza.

Lo studio del WEF evidenzia anche i cambiamenti attesi dalle principali compagnie internazionali. Il 55,1% si aspetta che venga modificata la composizione della propria catena del valore. Il 43,2% crede che dovrà ridurre la forza-lavoro attualmente impiegata per via dell’integrazione tecnologica e dell’automazione. Per lo stesso motivo, il 34,5% prevede invece di doverla espandere. Il 41,8% pensa di implementare il ricorso a consulenti esterni per le mansioni altamente specializzate. Il 38,3% mette in conto di spostare le sedi della propria organizzazione in luoghi diversi da quelli attuali.

Quali sono i lavori che scompariranno?

Stando al report del WEF, la lista delle professioni in declino è popolata dagli addetti all’inserimento dati, da segretari amministrativi ed esecutivi, dai dipendenti dei reparti contabilità e delle risorse umane. Accanto a loro, potrebbe diminuire sensibilmente il numero di operai edili e alle catene di montaggio, ma anche quello dei meccanici e dei tecnici riparatori. A rischio anche direttori generali e operations manager, analisti e consulenti finanziari, sportellisti bancari e impiegati delle poste. Inoltre, potremmo dire addio a diversi impieghi di ambito commerciale, tra i quali i commessi, gli addetti alle vendite, i venditori ambulanti e i porta a porta.

Sia chiaro, nella maggior parte dei casi non sarebbero le mansioni a venir meno. Piuttosto, cambierebbe il modo di svolgerle. Pensiamo ad esempio al notaio, una figura che potrebbe diventare anacronistica già nel 2030. In sua vece, la blockchain come strumento digitale di archiviazione pubblica consentirebbe di trasferire in piena sicurezza qualsiasi titolo di proprietà a costo molto contenuto e con una tempistica quasi istantanea. I consulenti assicurativi e finanziari sarebbero sostituiti da robot advisors e piattaforme online. Per quanto possa sembrare strano, a gestire il vostro portafoglio azionario un domani potrebbe esserci un algoritmo.

I droni potrebbero consegnare pacchi e plichi a domicilio, dispensando i postini, così come potrebbero avere un ruolo importante anche in agricoltura, sollevando i contadini dalla fatica della semina. Gli automezzi elettrici a controllo remoto si occuperebbero invece della disinfestazione. Basti pensare che già oggi, in alcuni latifondi, trattori e mietitrebbie sono guidati con la telemetria del satellite. Il settore automotive viene già in buona parte gestito da catene di assemblaggio robotizzate, laddove fino a poco tempo fa c’erano operai metalmeccanici. La transizione all’editoria digitale assottiglia di giorno in giorno i volumi della carta stampata, riducendo di pari passo le fila di editori, pubblicisti e librai.

Quando le automobili elettriche avranno sostituito il vecchio parco auto a trazione endotermica e le aree urbane saranno state coperte dal 5G, le automobili avranno la guida automatica. Ricorreremo ancora ad autisti e tassisti? Gli addetti alla circolazione e alla custodia del denaro contante avrebbero ancora un ruolo, se effettuassimo soltanto transazioni digitali, dunque tracciate e istantanee? I camerieri e gli assistenti di sala potrebbero essere sostituiti da device mobili in grado di avvertire il cliente quando l’ordinazione è pronta per essere ritirata al banco della consumazione. Gli intermediari dei servizi turistici non sarebbero più gli operatori in carne e ossa delle agenzie di viaggio, ma le piattaforme online come Booking, Trivago ed Airbnb.

Quali sono i lavori del futuro?

A crescere, invece, è la domanda degli analisti di dati e di cyber security, quella degli specialisti in intelligenza artificiale, internet delle cose (IoT) e machine learning. Sempre più richiesti gli esperti in big data e i programmatori di software e applicazioni, così come gli ingegneri robotici e FinTech. Molto ricercati anche i professionisti in digital marketing e in risk management, insieme ai tecnici della transizione digitale e dei processori per attività di automazione.
Secondo il WEF, ciò a cui si dovrà porre attenzione è che a questi nuovi lavori non corrispondano vecchie diseguaglianze.

Leggi anche >> Professioni digitali: i corsi e le lauree lampo per le figure più richieste