Noi di Delogando abbiamo intervistato Gian Luca Comandini, una delle menti più visionarie del paese in fatto di innovazione, e lo abbiamo fatto per comprendere meglio quanto la tecnologia possa essere salvezza e soluzione in un’epoca di crisi come quella che stiamo attraversando

Sono quasi dieci milioni gli italiani che hanno scaricato la app Immuni, il software che fin dall’inizio della fase pandemica da Coronavirus ha offerto un importante servizio di tracciamento dei contagi. Tanti gli scetticismi da parte dei cittadini e anche, bisogna dirlo, qualche disservizio, causato però principalmente dall’organizzazione degli uffici e del sistema di monitoraggio su base umana. Di certo c’è che mai, come in questi ultimi mesi, il ruolo della tecnologia, già artefice da anni del modo di fare impresa e di creare valore, si è imposto come un dato ineludibile del tempo quotidiano per tantissimi cittadini: pensiamo solo allo smart working e al cambiamento totale dei ritmi vita-ufficio-tempo libero.

Non è l’unica grande trasformazione in corso nel mondo del business. L’innovazione tech sta già cambiando la lotta contro la pandemia e ancora cambierà il volto dell’imprenditoria, ma anche dei nostri uffici e delle nostre case. Gian Luca Comandini, divulgatore tecnologico e principale esperto di blockchain in Italia, ci ha aiutato a capire cosa stia avvenendo nella nostra epoca fra hi-tech, sanità ed economia.

La tecnologia è protagonista più che mai in questi giorni nella lotta al Coronavirus. CI faresti il punto della situazione?

Questa pandemia ci sta portando un’enormità di nuove startup di impatto tecnologico e sociale e finalmente la tecnologia viene utilizzata per il miglioramento della società e per migliorare le tante problematiche, troppo spesso negli anni trascurate. Finalmente stati, governi e fondi stanno investendo e cercando appositamente aziende innovative per risolvere con urgenza non solo questa situazione ma anche numerosi altri problemi che sconvolgono gli ordini mondiali. Di più: sono sicuro che nel 2021 avremo i primi risultati e le prime sorprese di questi primi passi enormi in termini di impatto tecnologico.

A proposito di Immuni, l’app funziona ma funzionano meno i protocolli amministrativi di caricamento dati. Quale il rapporto uomo-macchina?

L’app Immuni ha dato delle grandi soddisfazioni, raggiunto un numero importantissimo di utenti. Si pensava molto meno. Tante persone la stanno scaricando e continuando a scaricare e ciò significa che hanno compreso l’importanza del dato e la sua centralità. Vi è paura non solo per la sicurezza del protocollo di archiviazione del dato ma anche e soprattutto per un’ignoranza di base, da parte della comunità e della popolazione, nell’utilizzo di questi. Non si tratta però di un problema che spetta risolvere all’app Immuni, ma al nostro paese. È una questione di alfabetizzazione digitale, qualcosa che io personalmente cerco di combattere da anni: il cittadino medio italiano non ha la più pallida idea di cosa sia il dato, di quanto sia importante e soprattutto di come venga gestito. L’app Immuni poteva essere una grande occasione per aiutarci  ma non la stiamo sfruttando a dovere perché non abbiamo consapevolezza del dato che l’app ottiene per tutelarci, quando invece, magari ogni giorno, stiamo su piattaforme social o altre tipologie di giochi e regaliamo molti più dati, e di qualità molto più importante, a businessmen che nemmeno conosciamo. Questo è il tema, formazione e alfabetizzazione!

La blockchain può aiutare le sperimentazioni farmacologiche e in generale il mondo della sanità?

Uno dei settori più importanti per la tecnologia blockchain, in cui questa potrà fare la differenza, è quello farmacologico e della sanità in generale. Ce lo dimostrano anche le tante aziende del Big Pharma che stanno investendo in questa direzione: basti pensare al problema della contraffazione dei farmaci, alla questione dell’archiviazione dei medicinali e alle tante truffe legate al mondo delle farmacie che ancora oggi non riusciamo a controllare o a risolvere; basti poi pensare soprattutto ai dati del paziente: oggi esistono milioni di pazienti nel nostro paese ma anche in tutto il mondo, decine di milioni, che non hanno accesso ai propri dati sanitari e che, se magari cambiano il proprio ospedale e passano a un’altra struttura sanitaria, hanno difficoltà a trasferire il loro storico da una struttura sanitaria all’altra.  Tutto questo può essere risolto con sicurezza dalla tecnologia blockchain e questo è l’anno buono perché ciò avvenga.

Raccontaci il tuo percorso: come è possibile diventare, essendo così giovani, un punto di riferimento per business, finance e tech?

Io mi sono interessato fin da piccolo ai numeri, all’economia ma soprattutto alla sociologia, al comportamento delle persone e il mix di queste caratteristiche e abilità diverse mi ha portato oggi a essere un grande curioso e appassionato, prima che esperto, di tecnologie emergenti, di piattaforme sociali. Da sempre ho avuto la volontà di diversificare. Questo mi ha condotto oggi ad avere tante realtà, più o meno conosciute, in ambiti diversi tra loro, tutte però con un filo comune, che è sicuramente la tecnologia e il comportamento umano. Questo è accaduto solo perché non ho mai voluto porre delle barriere tra me e chi mi seguiva e ho voluto utilizzare gli stessi strumenti sia per il lavoro che per la mia vita privata. Oggi quando voglio dire qualcosa lo condivido sulle mie piattaforme, sui miei profili Facebook, Instagram o LinkedIn e lì ho migliaia, decine di migliaia di ragazzi della mia stessa età, o anche più piccoli, che trovano nelle mie parole un conforto e la spinta a innovare e fare impresa. Ecco, io poi rispondo sempre a tutti e questo penso sia il segreto perché da ognuno di loro può venire uno spunto, un’idea interessante e molte persone che mi hanno contattato da semplici follower sono oggi magari i miei collaboratori o in alcuni casi anche soci. Il dialogo penso sia fondamentale per poter innovare: come dico sempre collaborazione è più forte di competizione e le generazioni passate non la pensavano così, mentre in quella attuale, che rappresento, fa molto più presa questo motto.

Quali sono le prossime novità lato tech che è giusto aspettarsi nei mesi e negli anni a venire?

Sicuramente già sappiamo quali sono le tecnologie che nel prossimo futuro ci cambieranno la vita. Un filone su cui farei maggiore attenzione è la ricerca genomica. Stiamo scoprendo lati del nostro cervello e del nostro corpo che non conoscevamo, abbiamo compreso come indurre nel nostro corpo sensazioni che finora potevano essere stimolate soltanto da droghe, da sostanze stupefacenti illegali o dalla sensazione che abbiamo nel leggere una lettera d’amore o nel vedere la nostra squadra del cuore vincere la partita. Quelle sensazioni possono essere incentivate a livello neuronale anche tramite reazioni chimiche o nervose e tutto questo viene fuori della ricerca genomica. Penso poi alla cosiddetta corsa allo spazio, viaggeremo presto in tutto l’universo. Ecco allora due aree che ci porteranno nei prossimi 50 anni su un’altra dimensione, a vivere la nostra vita in tutt’altro modo. Fra l’altro tutto questo porterà ad un enormità di nuove aziende miliardarie, di nuove startup che sfrutteranno le nuove tecnologie, apriranno nuovi mercati e creeranno nuovi lavori, ritrovandosi ad essere leader di quei settori che hanno creato.

Non perderti niente!
Il meglio nella tua casella di posta
ogni settimana.

*Ho letto e accettato l'Informativa sulla Privacy