I progetti di rigenerazione urbana non si limitano a riqualificare le nostre città, ma hanno effetti positivi anche sull’economia e la sostenibilità

Negli ultimi decenni molte aziende sono state chiuse, lasciando in eredità alle città numerosi stabilimenti dismessi, ormai abbandonati da tanto tempo, pericolosi e decisamente antiestetici. I progetti di rigenerazione urbana permettono di “dargli nuova vita”, renderli sicuri e trasformarli in qualcos’altro.

Questi interventi producono degli effetti positivi sia a livello di tutela ambientale e sicurezza strutturale che a livello economico, perché stimolano gli investimenti e di conseguenza la crescita prima a livello locale e poi nazionale.

Regioni e territori si stanno man mano dotando dei giusti strumenti, per quanto riguarda soprattutto risorse finanziarie e opportunità di investimento, per rigenerare le proprie città, rendendole soprattutto più sostenibili e a misura d’uomo. La riqualificazione urbana, in questo senso, è un approccio auspicabile non solo per contrastare il degrado urbano, del centro o delle periferie, ma anche al fine di dare uno stimolo all’economia.

Ma cosa si intende per rigenerazione urbana? Quando è nato questo modello e come si è affermato nel nostro Paese?

Cos’è la rigenerazione urbana?

Si tratta di un programma di riqualificazione del territorio che si pone come obiettivo quello di rimediare al degrado urbano. Si tratta di un approccio urbanistico evolutivo che si basa su demolizione, ricostruzione e rifunzionalizzazione di uno stabile o di un’area, tenendo conto del contesto.

Il concetto moderno di rigenerazione urbana nasce in Inghilterra in età vittoriana come tentativo di rimediare alle pessime condizioni di vita nelle città causate dall’industrializzazione. In seguito, verso metà ‘800, Napoleone III affidò al Barone Haussmann la riqualificazione estetica di Parigi.

Possiamo, quindi, dire che questa pratica è nata nel Regno Unito, dove viene portato avanti fin dal XIX secolo. L’esempio più noto è il quartiere di Westminster, che intorno al 1850 era una delle baraccopoli più degradate della Londra industriale.

Per quanto riguarda l’Italia, i primi esempi di rigenerazione urbana risalgono agli anni ’70, quando si è iniziato a prendere coscienza del valore del tessuto edilizio storico delle città. Quando poi, sul finire degli anni ’80, cominciò la delocalizzazione delle industrie e di molti altri servizi, il fenomeno conobbe una nuova fase.

La rigenerazione urbana oggi

Nell’ultimo decennio la riqualificazione urbana ha visto un grande sviluppo e si è affermata come approccio per rilanciare l’immagine delle città, che vengono riqualificate anche dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Da non trascurare l’attenzione alla sostenibilità ambientale, criterio che guida la quasi totalità degli interventi di rigenerazione urbana.

La rigenerazione urbana non è mera ricostruzione di un edificio o di un’area: tra i suoi obiettivi c’è quello di rendere le città sostenibili e a misura d’uomo, contrastando l’uso frenetico del suolo edificabile. Ad essere incentivato da architetti ed ingegneri è, infatti, l’uso di materiali eco-compatibili.

Negli ultimi anni questi progetti hanno anche dato un forte stimolo all’economia, soprattutto quella del territorio. Questo approccio si è poi affermato come occasione per promuovere politiche di partecipazione sociale e incentivo per l’occupazione e l’imprenditoria locale.

Le leggi e i fondi a sostegno della riqualificazione:

La rigenerazione urbana ha trovato nel corso del tempo dei riconoscimenti legislativi:

  • nella legge regionale 29 luglio 2008, nr. 21, della Regione Puglia sulle “Norme per la rigenerazione urbana”;
  • nella legge regionale 26 novembre 2019, nr. 18 della Regione Lombardia sulle “Misure di semplificazione e incentivazione”.

Dal 2021 al 2034 i Comuni italiani avranno a disposizione 8,5 miliardi di euro da investire in progetti di rigenerazione urbana, secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2020. L’attenzione è tutta per le periferie: l’obiettivo è realizzare investimenti per ridurre marginalizzazione e degrado migliorando società e ambiente.

Qualche esempio

Tra i maggiori esempi di riqualificazione urbana, troviamo Toolbox, uno spazio dedicato al co-working nato da un’ex-fonderia situata nel centro di Torino.

Possiamo citare anche l’Impact Hub di Bari, che oggi è uno spazio dedicato al co-working ed è stato ricavato da vecchi container dismessi.

Il MuMAC di Milano, invece, è uno spazio espositivo dedicato alla storia, alla tecnologia, al design e alla cultura della macchina da caffè espresso da bar. Ideato dal Gruppo Cimbali per festeggiare i suoi 100 anni di attività, il MuMAC è stato inaugurato il 12 ottobre 2012. Il progetto è opera del designer Valerio Cometti e dell’architetto Paolo Balzanelli che hanno rinnovato lo spazio precedentemente adibito a magazzino dei ricambi.

Ancora, a Catania il centro fieristico Le Ciminiere è un complesso polifunzionale ricavato dal recupero di alcune parti delle costruzioni ormai abbandonate dal dopoguerra che costituivano il grande complesso industriale di raffinazione dello zolfo estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano; l’opera ha comportato la costruzione ex novo di buona parte degli ambienti e la trasformazione di altri.

A Reggio Emilia il progetto di rigenerazione urbana ha trasformato le storiche Officine Meccaniche Reggiane in un polo dell’innovazione al servizio delle imprese e della ricerca. È il modello di sviluppo economico reggiano basato sulla economia della conoscenza. Qui pubblica amministrazione, imprese e ricerca interagiscono in modo organico ed efficace per potenziare i processi di innovazione, accrescere competitività e valore delle imprese che qui si insedieranno e della intera città.