In tutta Europa crescono i prezzi delle abitazioni: lockdown e cittadini in smart working alla base di questo processo evolutivo. Mentre governi e amministrazioni sono pronti ad aprire migliaia di abitazioni, si teme un’imminente bolla nei mercati immobiliari

Stoccolma, Lussemburgo, Mosca, Bratislava; e ancora Monaco, Francoforte, Amsterdam, Parigi e Zurigo: secondo gli analisti, queste città hanno in comune fra di loro una bolla immobiliare pronta a scoppiare. L’avrebbe causata il Coronavirus, o meglio i cambiamenti che la fase pandemica ha causato nel tessuto sociale: nello specifico, la diffusione delle forme di smart working e lavoro agile. In tutte le città elencate, secondo un report della banca svizzera UBS, già negli ultimi mesi “i prezzi dell’immobiliare sono finiti in una bolla e solo a Varsavia, Milano e Madrid gli importi per acquisti e affitti si mantengono a un livello ragionevole”.

La situazione immobiliare a Berlino

Gli effetti della situazione potrebbero essere visibili e d’impatto. Secondo la Reuters, l’aeroporto di Bromma nel versante occidentale di Stoccolma, che ha visto un consistente calo nel traffico aereo, potrebbe essere chiuso “e usato per costruire circa 3mila nuove case, al fine di alleviare una carenza di immobili che ha fatto decollare i prezzi nella capitale”.

A Berlino l’aeroporto di Tegel, chiuso a novembre, potrebbe dar spazio a 5mila nuove unità immobiliari: “Nel breve termine, avremo bisogno di 200mila appartamenti aggiuntivi. La metà di questi dovrà essere costruita dal settore pubblico e concessa a canoni sociali”, ha detto il responsabile per l’abitare di Berlino, Sebastian Scheel. Per convertire l’uso dello scalo servirà un referendum civico.

Inoltre, a Berlino i prezzi degli immobili sono saliti più dell’11% nel 2020, compresi quelli degli affitti: il che è un problema, visto che l 50% dei tedeschi vive in case non di proprietà.

Il piano del Regno Unito per contrastare l’aumento dei prezzi

Nel Regno Unito il governo ha annunciato ad aprile un piano per convertire uffici sfitti in immobili abitativi, con l’obiettivo di produrre 1500 nuove case entro il 2030. Nonostante molte grandi aziende, soprattutto americane, stiano iniziando a dire “stop” allo smart working, secondo l’agenzia di stampa internazionale “la domanda creata da lavoratori connessi da remoto che hanno un disperato bisogno di spazio d’ufficio ha contribuito all’aumento dei prezzi, mentre gli aiuti monetari e fiscali senza precedenti e gli stimoli monetari pensati per tenere le economie a galla hanno messo maggior benzina sul fuoco”.

Nel Regno Unito il settore immobiliare ha visto il più alto incremento mensile in più di 17 anni nel mese di maggio, grazie anche al rinnovo degli sgravi sulle tasse: a dicembre 2020 i prezzi degli immobili erano saliti del 7.3%a causa dei lockdown e dell’aumentata richiesta da parte dei lavoratori agili per case più spaziose e attrezzate”.

 

Il rischio di una bolla immobiliare

C’è però un problema, e non è da poco: le bolle, si sa, scoppiano. Come nel 2008, i prezzi potrebbero crollare di colpo, rendendo vani sforzi e investimenti. In Svezia sempre più persone stanno prendendo soldi in prestito, aumentando il proprio tasso di indebitamento; la Banca Centrale della Finlandia ha diramato un’allarmata nota riguardo il tasso di debito delle famiglie e in generale “il tasso di mutuo privato in Scandinavia è il più alto del mondo in relazione al reddito disponibile, secondo i dati dell’OCSE”.

Se i prezzi degli affitti e delle case continueranno a crescere, le persone non potranno fare altro che continuare a indebitarsi: soprattutto se i governi non prenderanno (ancora) in considerazione delle misure di sostegno.

 

Leggi anche: Cos’è una bolla speculativa? Definizione ed esempi storici