In un web sempre più dominato dal fattore visivo, l’imprenditore Paul Davison e l’ex impiegato di Google Rohan Seth hanno scelto di andare in controtendenza: creare Clubhouse, un social network basato esclusivamente sul sonoro.

Lanciata negli Stati Uniti ad aprile 2020, con soli 1.500 utenti l’app era già valutata 100 milioni di dollari. A gennaio 2021, con 2 milioni di persone attive a settimana, la valutazione ha raggiunto il miliardo. Il primo a credere nel progetto è stato il fondo di venture capital Andreessen Horowitz che la scorsa primavera aveva messo a disposizione di Davison e Rohan 12 milioni di finanziamenti. Oggi gli investitori sono 180 e l’app si è aggiudicata il secondo posto nella classifica dei download su AppStore.

Che cos’è e come funziona Clubhouse

L’obiettivo della piattaforma è consentire agli utenti di “chiacchierare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo” – spiegano i fondatori. Senza foto né video, Clubhouse permette di discutere soltanto a voce, all’interno di “stanze” virtuali tematiche.

Una volta aperta la app, compare un elenco delle conversazioni in corso e di quelle programmate. La lista, prodotta da un algoritmo, varia in base agli interessi, al lavoro e ai contatti di ciascun utente. Per uscire da una eventuale bolla, si può sempre sfruttare la sezione “Esplora”, ampliando la rete di profili e argomenti da seguire.

Ogni stanza può avere un massimo di 5mila partecipanti, distinti in tre categorie: i moderatori, gli speaker e gli ascoltatori. All’interno di ogni stanza, infatti, ci si può prenotare per un intervento o limitarsi ad ascoltare quelli altrui. Il compito più delicato spetta ai moderatori: sono loro a dover vigilare su eventuali discorsi d’odio, insulti e molestie. In caso di abusi, hanno il potere di espellere i responsabili e, nei casi più gravi, segnalarli alle forze dell’ordine.

Nessun utente ha la possibilità di registrare, condividere o scaricare i messaggi vocali postati. Solo Clubhouse può effettuare una registrazione – crittografata – di ciò che viene detto nelle stanze, per poi cancellarla a discussione conclusa. La registrazione viene conservata solo in caso di contestazioni, per il termine necessario a condurre le indagini.

Come i partecipanti, anche le stanze possono essere di tre tipi: open, social e closed. Una stanza open è aperta a qualsiasi utente dell’app; una social è visibile solo alle persone interconnesse (i profili che scegliamo di seguire); a una stanza closed, invece, può accedervi solo chi l’ha creata e chi riceve un invito. Ogni modalità ha lo scopo di agevolare l’aggregazione sulla base di interessi comuni, si tratti di un gruppo ristretto di amici e colleghi o allargato a tutti gli esperti di uno stesso settore.

Per le modalità di fruizione, Clubhouse è al contempo uguale e diverso dai formati audio finora più in voga. I tempi, più lenti dello scrolling su Instagram, sono simili a quelli richiesti dall’ascolto di una trasmissione radiofonica o di un podcast. Eppure, diversamente da questi, su Clubhouse chi ascolta può anche fare un’alzata di mano digitale e partecipare attivamente alla discussione. Inoltre, per ascoltare un contenuto sonoro o interagire con gli altri utenti è necessaria la nostra costante presenza in diretta. Ecco perché Clubhouse si differenzia anche da un semplice servizio di messaggeria digitale.

Come accedere a Clubhouse

In attesa di poterlo scaricare tramite browser sul computer, Clubhouse è al momento utilizzabile solo su iPhone o iPad con sistema operativo iOS 13.0 o più aggiornato. Disponibile solo in inglese e solo in versione beta, consente l’accesso solo a chi riceve l’invito da parte di un utente già registrato. Nell’attesa di ricevere un invito, si può scaricare gratis l’applicazione e mettersi in lista d’attesa.

Quest’aura di esclusività ha costituito – secondo alcuni analisti – una delle chiavi del successo dell’app. In occasione del suo lancio, Clubhouse ha invitato alcune tra le personalità più note del mondo del digitale e dello spettacolo statunitense – tra i pionieri, Oprah Winfrey, Drake, Kevin Hart e Chris Rock. Risultato? Il social network ha dato agli utenti l’impressione di essere “meno piazza e più salotto”, uno dei fattori che Marc Zuckerberg già due anni fa aveva individuato come il futuro della comunicazione digitale.

E in Italia? Nonostante un lancio meno selettivo, anche nel nostro Paese sulle prime l’app era approdata soprattutto sui dispositivi mobili di chi lavora nel mondo della comunicazione e dell’influencer marketing. Oggi però l’utenza è più diversificata. Così, accanto a temi come monetizzazione e personal branding si possono trovare discussioni sulla crisi di governo; stanze in cui discutere di serie tv si alternano a quelle su come promuovere la propria attività.

Come utilizzarlo per il proprio business

Clubhouse è ricco di potenzialità per avviare o rilanciare il proprio business, soprattutto per chi lavora sulla brand intimacy, cioè sull’indice di interconnessione emotiva che c’è fra il proprio marchio e i consumatori. Più in generale, un’azienda potrebbe sponsorizzare una stanza moderata da un influencer che parli di un argomento connesso al proprio marchio. In alternativa, potrebbe organizzare da sé incontri a cadenza fissa e con un format riconoscibile.

In ogni caso, è consigliabile programmare la stanza che si vuole ospitare con un minimo di anticipo, promuoverla anche sugli altri social media, definire una base di follower e ampliarla progressivamente. Quello che conta di più, però, è non limitarsi a pubblicizzare il proprio prodotto, ma inserirlo in un contesto più ampio, volto a fornire un servizio che clienti e consumatori altrimenti non avrebbero.

Secondo la stessa logica, partecipare a una Business room anche solo dando un consiglio o esprimendo il proprio parere non dà una monetizzazione immediata, ma consente di accrescere il numero di follower, dunque di diventare un punto di riferimento nel proprio settore. Insomma, per avere successo su Clubhouse occorre puntare sulla collaborazione.

Le tempistiche però fanno la differenza. Il momento d’oro per mettere a valore la propria attività su un social network è quello a ridosso del suo lancio. Quando sarà troppo affollato le opportunità da cogliere saranno più limitate o richiederanno un maggiore investimento di capitale.

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